Vai al contenuto

Trieste e dintorni

Pubblicato:

Il viaggio

Il mattino ha l’oro in bocca

Si parte presto, dopo una notte insolitamente insonne. Ma alle 5 e mezza sono alla stazione, e qualche ora dopo all’aeroporto di Trieste, dopo un volo che, nonostante un ritardo, non ha perso molto più tempo del previsto. L’aeroporto di Trieste è piccolo, ma ben organizzato, e raggiungo facilmente la stazione ferroviaria, con un treno che mi porta in centro città. Mi spiace solo vedere che la stazione di Trieste è in ristrutturazione: mi sarebbe piaciuto ammirarne l’architettura, che immagino essere piuttosto affascinante.
Sono stato preso un po’ alla sprovvista dalla multiculturalità che ho percepito immediatamente uscito dalla stazione. Basta camminare per le vie del centro per notare persone scambiarsi conviviali commenti in lingue a me ignote. Quasi tutti i palazzi sono piuttosto imponenti e solenni, irti a fiancheggiare i larghi stradoni che attraversano la città. Sicuramente fa caldo, ma mi sono lasciato alle spalle quell’afa mortale che mi fa sudare al solo pensiero e che tollero ogni anno di meno.
Su indicazione di mia sorella, mi sono diretto verso il centro città e ho pranzato al “Pane Quotidiano”, un locale specializzato nello sfornare impasti a base di farina. Poi ho fatto un rapido giro per il centro, fino a dirigermi verso il mio alloggio, ovvero casa di mia sorella.

Il porto di Trieste
Il porto di Trieste

Un sopralluogo notturno

Abbiamo deciso di sfruttare la frescura portata dalla sera per fare un rapido sopralluogo nelle zone della città più caratteristiche, che torneremo comunque a visitare nei giorni successivi, quando saranno ben visibili alla luce del sole. Ci siamo diretti verso Piazza Unità d’Italia, grande ma stranamente vuota, e verso il molo Audace, pieno di persone intente a rilassarsi con i piedi a penzoloni sull’acqua. Dipendesse da me, aggiungerei un po’ di panchine per rendere ancora più comoda la zona già molto iconica. Prima di ritiraci, siamo anche passati per il castello di San Giusto, che si erge sulla collina omonima e che domina la città. Il buio ci ha precluso la vista del panorama, ma in compenso ci ha regalato un’immagine suggestiva della città che, a causa dei molti palazzoni tutti alla stessa altezza, sembra un dedalo di strade e vicoli che formano un pittoresco labirinto.

Michele e Giacomo
Michele e Giacomo

Miramare

La notte mi ha permesso di recuperare buona parte delle energie spese nel viaggio. Così, la mattina del 29, sono stato guidato senza troppe cerimonie ad una delle tappe fondamentali per chiunque si trovi a Trieste: il Castello di Miramare. Si tratta della residenza voluta dall’arciduca Federico Massimiliano d’Asburgo e sua moglie, Carlotta, che si trova a picco sul mare, circondato da un sontuoso parco. Ho dovuto pagare il biglietto d’ingresso pieno (non ho più 25 e non insegno), ma credo ne sia valsa la pena. Le stanze all’interno della reggia sono ben conservate e arredate con minuzia, riuscendo a ricreare uno scorcio efficace della vita che si conduceva in quegli ambienti, fra sfarzo e insospettabile praticità. A dimostrare l’interesse dei padroni di casa per la scienza, ed in particolare la botanica, il parco presenta delle serre adibite ad ospitare piante esotiche provenienti per lo più da America e Africa. Prima di lasciarci alle spalle il castello, poiché il biglietto includeva anche l’accesso alla mostra egizia “una sfinge l’attrae”, ho fatto un giro per le sale espositive, anche se quel periodo storico continua a non suscitare in me un particolare interesse. La mummia e il suo sarcofago sono riusciti comunque a catturare la mia attenzione.

Una nuova sfinge sul mare
Una nuova sfinge sul mare

Sulla via del ritorno ho notato i “topolini”, una serie di palchi di cemento a strapiombo sul mare sui quali la gente si sdraia a prendere il sole o per tuffarsi in acqua, per poi risalire dalle scalette adiacenti. Guarda un po’ cosa serve per poter simulare in qualche modo una spiaggia quando non la si ha!

San Giusto… di nuovo

Prima che si facesse troppo tardi, siamo tornati sui nostri passi e visitato il castello di San Giusto prima del tramonto. Avrei voluto affacciarmi dallo stesso punto da cui ero passato la sera prima, ma una festa di matrimonio aveva prenotato e quindi reso inaccessibile la terrazza del locale. In compenso siamo entrati nella chiesa adiacente, che presentava sull’abside un murale dai colori davvero particolari. Ci siamo diretti poi verso casa, non senza fare un lungo detour per la zona della Cavana, costeggiando il mare proprio mentre una schiera di navi a vela stava per attraccare, donando al molo Audace un senso che mi era sfuggito il giorno prima. Osservare i marinai all’opera è sempre affascinante. Abbiamo concluso la serata cenando con una squisita piadina in compagnia della coinquilina di Francesca, prossima ad una partenza.

Ave Cesare!
Ave Cesare!

Giornata distensiva

Poiché abbiamo stabilità di varcare il confine Lunedì, Domenica è stata una giornata piuttosto rilassante. Ce la siamo presa comoda, limitandoci a visitare il parco dietro casa. Invece di prendere il sentiero più lungo, abbiamo inavvertitamente percorso una zona piuttosto circoscritta, che terminava con un orto botanico all’apparenza un po’ trasandato. Tuttavia, sapendo che l’ingresso era completamente gratuito, è stato impossibile non dedicargli il resto della mattinata. Mi sarebbe piaciuto vederlo più curato, ma se non altro ho potuto osservare una quantità francamente preoccupante di piante velenose, tossiche e addirittura mortali. Inoltre abbiamo avuto la fortuna di trovare l’unico meraviglioso fiore di loto che non era già appassito. Prima di lasciare l’orto, siamo stati catturati dal suo gestore, un signore di mezza età, che ci ha invogliati a completare un questionario, a cui mi sono sottoposto volentieri, con la speranza che sia una piccola goccia ma che contribuisca a dare più notorietà (e quindi fondi) al parco. In compenso, ci è stato suggerito di recarci al museo letterario nel pomeriggio, destinazione che, dopo una lunga ma meritata siesta pomeridiana, abbiamo deciso di raggiungere.

Mangiatore di loti!
Mangiatore di loti!

L’idea era anche quella di approfittarne per comprare un paio di scarpe e sostituire così le mie, che hanno fatto il loro corso, ma quello dovrà aspettare. Invece la mostra, gratuita, mi è piaciuta particolarmente. Gratuita, contenuta ma molto graziosa, con delle stanze costruite ad arte per far immergere il visitatore nella vita dello scrittore di turno, fra Saba, Joyce e Svevo, a cui si aggiungevano interessati approfondimenti storici sulla città di Trieste. Siamo poi andati a letto pima del solito, consci della giornata impegnativa che ci attendeva il giorno dopo.

Sui libri dei giganti
Sui libri dei giganti

La città verde e rosso mattone

Abbiamo passato l’intera giornata a Lubiana, la capitale della Slovenia. Siamo partiti dalla stazione centrale e abbiamo seguito un comodo itinerario che visitava tutti i luoghi più rilevanti. La prima tappa è stata in un quartiere famoso per la sua street art e innumerevoli installazioni realizzate con materiali piuttosto poveri, che donavano alla zona un vibe alternativo davvero marcato. Poi ci siamo diretti al fiume, che abbiamo costeggiato raggiungendo il ponte dei Draghi. Proprio là si è consumata la tragedia: dopo una foto particolarmente ispirata al mio tradizionale peluche compagni di viaggio, temo di averlo lasciato sul pilastro, sorvegliato solo dal drago di rame che lo sovrastava. Nella mia immaginazione, Sneko il serpente ha superato i limiti da drago imperfetto è ha sviluppato delle ali che gli hanno permesso di raggiungere i suoi maestosi simili, sotto lo sguardo vigile del suo mentore.

Mentore e allievo
Mentore e allievo

Nonostante questo triste imprevisto, abbiamo continuato la nostra escursione assaggiando ####, attraversando il mercato cittadino e scalando il ripido sentiero fino al castello, mentre guardavamo con una certa superiorità tutti coloro che avevano optato per la comodità della funivia. Anche in questo caso, in barba all’avarizia, abbiamo deciso di prendere una coppia di biglietti da €15 e ci siamo addentrati nelle sue tante sale ed esposizioni molto variegate: da una proiezione di illustrazioni tipiche della slovenia, ad un museo delle marionette, ad una visione in 4D della storia del castello, alla torre più alta della struttura, raggiungibile solo dopo tantissime rampe di scale a chiocciola, capace di rivelare allo sguardo l’intera città, piena di alberi e rossi tetti spioventi, e le sue mura distanti, le montagne. Sulla via del ritorno, abbiamo pranzato con una varietà di carni locali prima di spizzicare alcune delle attrazioni che ci eravamo lasciati alle spalle, come il ponte dei macellai, i tre ponti, la piazza in cui piove sempre, la banca con la facciata molto colorata, e il grande parco della città. Ripreso un po’ di meritato riposo dopo una giornata di cammino, abbiamo concluso il nostro soggiorno tornado a Trieste.

Vista ad alta quota
Vista ad alta quota

Al settimo cielo

Non sono nemmeno le 5 quando mi chiudo alle spalle il portone di casa. E via, senza indugi, verso la stazione centrale. Il Flixbus mi attende accanto alla fermata, con un discreto anticipo rispetto alla tabella di marcia. Tutto procede come previsto. Arrivo all’aeroporto di Venezia, ammiro i muri d’acqua e i cerchi olimpionici, e supero agilmente i controlli di sicurezza. Mi dirigo poi nella zona dei voli extra-EU e supero un rapido controllo passaporto prima di attendere l’imbarco che, stranamente, è piuttosto puntuale. Riposo un po’ gli occhi, ma quando li riapro sono sbalordito dalla bellezza che si schiude sotto di me. Venezia, con i tanti corsi d’acqua e le piccole imbarcazioni che li attraversano. E, in men che non si dica, arrivo alle Alpi. Le ho sorvolate più volte in passato, ma complice l’orario, credo sia la prima volta che mi fermo ad ammirarle in tutto il loro splendore con un’illuminazione a dir poco perfetta. Sono esattamente come ce le si immagina da bambini. Vette irte e spigolose, marroni sui pendii e bianche in cima, anche se con un pattern che ricorda più lo zucchero a velo su un panettone che il bianco piatto di un disegno di uno studente alle elementari. Fra queste fortezze naturali, strisciano serpentine le valli, e di tanto in tanto si possono avvistare dei centri abitati. L’altezza tira un brutto scherzo alla mia capacità di discernere le dimensioni: non sono in grado di affermare con certezza se si tratta di piccoli villaggi o cittadine relativamente grandi. Sicuramente non si tratta di metropoli, chiuse come fra mura inespugnabili che le proteggono impedendo al mondo esterno di penetrare nel loro sancta sanctorum. I sottili fiumi di asfalto si alternano a quelli composti d’acqua, ed entrambi rispettano religiosamente il verde onnipresente nelle loro vicinanze.
Per una persona che ha vissuto prevalentemente in riva al mare, è difficile immaginare il genere di vita che conducono gli abitanti di questi posti così antitetici alla nostra concezione di società moderna. Quanto tempo ci vuole per raggiungere l’aeroporto più vicino? Ci sono sufficienti servizi? Le notti sono più buie senza l’elettrica fiamma umana di un altro insediamento visibile in lontananza? Troverei una pace mai provata prima, o mi sentirei secluso in una gabbia senza soffitto?
Non sono nemmeno lontanamente in grado di immaginare cosa avrebbero potuto scrivere i poeti di una volta se avessero avuto accesso ai mezzi di trasporto che diamo per scontato ai giorni nostri. Sarebbero stati sopraffatti da una vista che dovevano necessariamente immaginare, o il suo facile accesso avrebbe fatto appassire la sensibilità che li ha sempre caratterizzati?
Sia come sia, mi lascio alle spalle questi giorni di scoperta e lunghe camminate e mi preparo a tornare a regime, con tante sfide che mi attendono ma senza la certezza di avere le carte in regola per affrontarle al meglio.

Un dipinto naturale
Un dipinto naturale

Impressioni

Trieste

  • Non molta movida
  • Porticati presenti (anche se non al livello di Bologna)
  • La gente sembra pervasa da una cordiale allegria, non contagiosa, ma rasserenante.
  • Strade costruite per permettere lo scolo dell’acqua
  • Meravigliosa cornice fra mare e monti
  • Lunghi banconi dei gelati
  • La pinza è una brioche fin troppo cresciuta
  • Non ho trovato i maniglioni per la bora, e quei pochi che c’erano sembravano più essere un aiuto per evitare di scivolare a causa della strada ripida
  • Sorprendentemente multiculturale

Lubiana

  • Tanto verde, spezzato dai rossi tetti spioventi di mattoni delle case
  • Vibe da piccola città, pur essendo una capitale
  • Centro piuttosto pulito e facilmente attraversabile a piedi
  • Stazione degli autobus molto più centrale di quella dei treni
  • Circondata da montagne
  • Ossessione per i draghi, dalla leggenda di san Giorgio a souvenir onnipresenti
  • Tantissimi turisti

Diario di Viaggio

  • 28/08/2026
    • 05:00 Sveglia
    • 05:39 Partenza treno
    • 09:15 Decollo aereo
    • 10:20 Atterraggio all’aeroporto di Trieste
    • 11:15 Partenza treno
    • 12:00 Arrivo a Trieste
    • 12:30 Pranzo
    • 16:00 Arrivo a casa
    • 19:00 Sopralluogo notturno in centro città
  • 29/08/2026
    • 09:30 Sveglia
    • 11:30 Arrivo al Castello di Miramare
    • 13:00 Pranzo
    • 15:00 Rientro a casa
    • 18:00 Ritorno a San Giusto
    • 19:00 Esplorazione della Cavana
    • 21:00 Cena
    • 22:00 Ritorno a casa
  • 30/08/2026
    • 10:00 Esplorazione del parco
    • 11:00 Visita orto botanico
    • 12:30 Ritorno a casa
    • 17:00 Giro per il centro città
    • 18:00 Visita museo letterario
    • 20:00 Ritorno a casa
  • 31/08/2026
    • 08:30 Partenza bus
    • 10:00 Arrivo a Lubiana
    • 11:00 Passeggiata lungo il fiume
    • 12:00 Visita Castello di Lubiana
    • 14:00 Cattedrale di San Nicola
    • 15:00 Pranzo
    • 16:30 Passeggiata verso il parco
    • 18:30 Ritorno alla stazione
    • 19:30 Partenza bus
    • 21:00 Arrivo a Trieste
  • 01/09/2026
    • 4:50 Uscita id casa
    • 5:25 Partenza bus
    • 7:30 Arrivo all’aeroporto di Venezia
    • 09:50 Decollo aereo
    • 11:00 Atterraggio a Edimburgo