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The Amazing Digital Circus: Episodio 9

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Come ogni avventura che si rispetti, anche questa è finalmente volta al termine. È stato un viaggio durato diversi anni, un partito col botto nel 2023, con un pilot che è riuscito a conquistare un pubblico decisamente fuori scala, probabilmente anche per gli autori, e che ha continuato a macinare decine di milioni di visualizzazioni su YouTube, diventando una delle serie più viste e amate degli ultimi anni, con un seguito di fan che si è fatto sempre più rumoroso e vorace di episodio in episodio, culminando con l’episodio 9, il finale, e l’incredibile mossa di marketing che ha permesso venisse proiettato in anteprima al cinema, dove mi sono precipitato a vederlo non appena ne ho avuto l’occasione. Insomma, sicuramente una serie dei record.
Parecchie opere recenti hanno instillato nel pubblico la preoccupazione, piuttosto concreta e giustificata, di un finale che non è all’altezza del resto della serie. Adesso che che ho contezza, temo che anche TADC faccia parte di questo filone. Partendo dalla scelta, che definirei piuttosto discutibile, di proiettare anche l’episodio 8, che tutti i presenti avevano già visto su YouTube almeno una volta, costringendo tutti a sorbirsi una trentina di minuti non proprio esaltanti. Probabilmente la colpa è anche dell’episodio stesso, che mi aveva lasciato, sin dalla sua prima visione, un po’ perplesso. Ho avuto subito l’impressione che il pacing fosse fin troppo veloce senza un motivo valido, non dedicando il tempo necessario agli eventi perché si dispiegassero nella loro interezza e nelle loro conseguenze e affinché il cambiamento da parte dell’antagonista non risultasse repentino, quasi forzato. Nonostante ciò, l’episodio 8 era un finale piuttosto soddisfacente, il che contribuiva a generare in me parecchi dubbi su come si sarebbe potuto evolvere l’episodio 9, salvo grandi sorprese e colpi di scena. Dopotutto, il “nemico principale” era stato sconfitto. Come si fa a gestire abilmente una storia in assenza di conflitto?
Mi spiace riportare come i miei dubbi avevano ragione d’essere: l’episodio 9 non è all’altezza di quella che, altrimenti è una serie che mi ha convinto in quasi ogni passaggio. Innanzitutto il tono è molto piatto, costantemente malinconico, privo degli alti e bassi che non solo rendono lo show divertente e godibile,ma che gli danno anche colore.

Continuando da dove eravamo stati lasciati il circo ormai è semi-distrutto, ma rimane comunque in uno stato di stasi che non rappresenta veramente un pericolo per i personaggi. C’è una breve sfuriata nei confronti di Kinger, che si limita a confermare una teoria già prevalente su internet: tutti gli abitanti del circo non sono altro che delle copie della mente di persone realmente esistenti. Tralasciando sulle implicazioni logiche (perché il computer è ancora acceso? Come mai l’azienda è fallita se è stata in grado di sviluppare qualcosa del genere? Come hanno fatto alcuni dei personaggi ad entrare a contatto con il dispositivo), tutti diventano improvvisamente consci del fatto che non c’è nulla ad attenderli nel mondo vero. Sono destinati a vivere eternamente all’interno del circo. Questa rivelazione ha sì un impatto evidente su tutti i protagonisti, ma lo shock non dura poi più di tanto. Dopo un’iniziale reticenza, tutti, tranne Jax, uniscono le forze per migliorare lo stato del circo grazie alla guida di Kinger e alla loro nuova abilità di congiurare la materia dal nulla. In un cambio di scena molto repentino, e che ha lasciato diversi fan di stucco anche se a me non è affatto dispiaciuto, scopriamo che Jax si è astratto. Dopo un rapido chiarimento finale fra Raghata e Pomni, quest’ultima decide di usare il buio per instaurare un contatto con il suo tremendo amico e, nonostante il suo piano non sembri proprio ben studiato, ha successo. Nella mente di Jax scopre la sua backstory, ciò che lo ha reso il tremendo e insopportabile personaggio che è adesso. Il tutto sarebbe anche piuttosto toccante, se non fosse per il fatto che accade decisamente troppo tarsi, in merito ad un personaggio con cui è difficile empatizzare, e con un’esposizione davvero molto, molto lunga, anche per gli standard degli ultimi episodi della serie, che non brillano certo per ritmo. Alla fine sembra più un esercizio di stile, un’ennesima crocetta per riempire il riquadro di una lista di momenti struggenti che devono necessariamente essere presenti piuttosto che una scelta che lo rende una conseguenza organica del proseguimento della storia.
Ma ciò che mi ha deluso di più è senza dubbio il ritorno di Cain, nonostante Kinger fosse certo di averlo eliminato. Dopo chissà quanto tempo passato nel vuoto, trova un modo per scappare e farsi perdonare da tutti gli altri personaggi, ricompensandoli condividendo con loro informazioni attuali su ciò che le loro controparti umane stanno combinando nel mondo reale. E tutti vissero felici e contenti. Tranne Jax, che è costretto a rimanere al buio.

Effettivamente, messo l’intero episodio a nudo, viene da domandarsi se il problema di questo finale è proprio che non sembra un finale. L’ultimo episodi dovrebbe essere esplosivo, il culmine, il climax. Invece l’episodio 9 sembra più una scena post credits che è stata stirata fin troppo. Il mood è completamente sbagliato, non c’è vera e propria tensione, solo snodi narrativi che vengono finalmente sciolti, ma senza renderli particolarmente interessanti, con una piattezza che fa cadere le braccia. Insomma, nonostante le mie speranze, The Amazing Digital Circus non riesce proprio ad atterrare in piedi.

Secondo il mio modesto parere, avrebbe avuto molto più senso modificare un po’ l’episodio 8, dandogli un ritmo più lento e concludendo lo scontro con Cain nel 9, che avrebbe poi potuto proseguire con una versione più compatta dell’attuale episodio 9, senza il ritorno completamente ingiustificato del cattivo. Al contrario, sarebbe potuto essere Kinger a trovare il modo di accedere ad internet e scoprire le sorti di tutti i personaggi.

Non ho delle vere e proprie conclusioni da trarre. Mi spiace sinceramente che una serie che mi è piaciuta così tanto, con un umorismo e ritmo parecchio nelle mie corde, abbia deciso di cambiare direzione così drasticamente proprio alla fine. Forse lo stress a cui l’autrice è stata sottoposta, Gooseworks, ha lasciato un segno così profondo che l’ha portata e voler concludere il suo progetto il più in fretta possibile, a discapito della qualità (in quel caso, la capirei parecchio). Forse ci sono state altre ragioni. Ma il risultato è quello che è. Se non altro non è un completo disastro, e spero che le altre serie che Glitch, la casa di produzioni, dimostrino con il tempo tutto il loro potenziale ancora inespresso.