“È un film in cui mandano un maestro di scuola nello spazio”. Questa è stata la sinossi che ho ricevuto da qualcuno che chiaramente non era non troppo interessato alle premesse del film nel momento in cui è uscito. Però, a distanza di qualche settimana, l’ottima recezione che la pellicola ha ricevuto da parte della critica e del pubblico mi ha incuriosito e spinto a vederlo, soprattutto quando il suggerimento è arrivato da qualcuno che, al contrario, è molto appassionato di film di fantascienza, arrivando a paragonare il film a Interstellar, uno dei mostri sacri del genere.
Trama
Ryland Grace, un insegnante di scienze, si risveglia a bordo di una navicella spaziale senza ricordare come ci sia arrivato. Scopre ben presto di essere l’unico sopravvissuto a bordo della nave spaziale, e che la sua missione è quella di salvare l’umanità da una catastrofe imminente che minaccia di spazzare via la vita sulla Terra esaminando la stella più vicina, Tau Ceti, che per qualche motivo sembra essere immune al batterio che sta assorbendo tutta l’energia del Sole, causando un progressivo raffreddamento del pianeta e una conseguente estinzione di massa. Mentre cerca di capire come portare a termine la sua missione, Ryland deve affrontare una serie di sfide, tra cui la solitudine, la mancanza di risorse e il recupero delle informazioni necessarie per portare a termine la sua missione. Scopre presto di non essere l’unico essere vivente nell’area, poiché incontra e stringe amicizia con un alieno roccioso, Rocky, con il quale collabora per trovare una soluzione alla minaccia che incombe sulla Terra e su Erid, il pianeta da cui proviene Rocky. I due scoprono che il motivo per cui Tau Ceti è immune al batterio è perché ospita un organismo unicellulare, chiamato Taumoeba, che si nutre del batterio, mantenendo la sua popolazione sotto controllo. Sulla via del ritorno con una quantità sufficiente del microscopico predatore, Grace si accorge che quest’ultimo è sfuggito al contenimento e sta eliminando il batterio a bordo, che però è anche la fonte di energia della nave spaziale. Grace riesce rapidamente a sistemare la situazione, ma si rende conto che lo stesso fato attende Rocky. Decide quindi di rinunciare al suo ritorno sulla Terra, inviando loro una quantità sufficiente di Taumoeba, per poi dirigersi invece verso Erid e salvare Rocky. La storia si conclude con Grace che ha iniziato ad impartire lezioni di scienze agli scalmanati piccoli alieni di Erid.
Considerazioni
In effetti, il paragone con Interstellar mi è sembrato sin da subito fin troppo azzeccato: la premessa di un viaggio nello spazio per salvare l’umanità da una catastrofe pseudo-ecologica imminente che minaccia di spazzare via la vita sulla Terra, l’insegnante geniale ma socialmente impacciato e da sempre ostracizzato dalla società per le sue idee stravaganti ma che, proprio grazie alla sua capacità di pensare fuori dagli schemi, è l’unico in grado di trovare la soluzione al problema, e infine, ovviamente, lo spazio come teatro dell’avventura.
Insomma, i parallelismi si sprecano.
Tuttavia, ci sono anche parecchie differenze.
Una su tutte, il tono: se Interstellar è un film che si prende molto sul serio, con un’atmosfera drammatica e a tratti quasi tragica, Project Hail Mary tende a mantenere un tono molto più leggero, con parecchie battute, momenti comici e un’atmosfera generalmente più rilassata, sebbene mantenga, almeno in parte, la tensione e la suspense tipiche del genere.
Anche la scelta di un incontro alieno particolarmente amichevole mi ha sorpreso.
Per qualche motivo, mi sarei aspettato una scelta più asettica che avesse evitato il confronto diretto fra due specie intelligenti, limitandosi a quindi a vita aliena unicellulare.
In realtà, l’umanizzazione di Rocky è forse l’aspetto che trovo un po’ più forzato, coadiuvata dalla facilità con cui i due sono in grado di comunicare.
Avrei preferito fosse stata maggiormente evidenziata la diversità fra i due protagonisti, invece di ridurre l’alieno ad una sorta di animale domestico intelligente, buono, privo di malizia e parecchio ingenuo, incapace di comprendere l’umorismo e sarcasmo umano, ricadendo così in una trope non troppo originale invece che esplorare con la creatività che si meriterebbe tutte le infinite possibilità che questo scenario ha da offrire.
Il mio giudizio generale, però, è positivo: il film riesce a trovare un buon equilibrio fra momenti di tensione e momenti più leggeri, puntando più sui secondi, mantenendo l’ambientazione e caratteristiche tipiche di un buon film di fantascienza.
Pur non essendo particolarmente all’avanguardia, riesce, forse proprio grazie alla sua semplicità, a risultare coinvolgente e apprezzabile da un pubblico ampio, testimoniato dal successo che ha avuto al botteghino e l’impatto positivo sulla mia serata.
Scene
- La comandante che canta Sign of the Times di Harry Styles
- L’esplorazione della nave spaziale di Rocky
- Rocky e Grace che si incontrano per la prima volta e imparano a comunicare
- Grace che insegna ai piccoli alieni di Erid le basi della scienza