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Pluribus

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Dello stesso sceneggiatore di Breaking Bad e Better call Saul, ovvero Vince Gilligan, Pluribus è una serie TV che si distingue per il suo approccio unico alla narrazione e alla caratterizzazione dei personaggi. Venuto a conoscenza della sua esistenza grazie al buon Cydonia, visto il pedigree delle persone coinvolte e il fatto che fosse caldamente consigliata, ho deciso di dargli una possibilità.
C’è da dire che lo stile, le tematiche trattate e il ritmo della serie sono agli antipodi di quello che mi sarei aspettato dall’autore, ma, proprio per questo, e si tratta forse di una scelta piuttosto azzardata, che sono sicuro non sia apprezzabile da tutti. Tuttavia, personalmente, l’ho trovata unica e azzeccata.


Trama

Degli appassionati di spazio iniziano a captare dei segnali radio provenienti da una zona remota della galassia. Studiandoli, si rendono conto che codificano una sequenza di RNA. Provando a sintetizzarla in laboratorio, creano inavvertitamente un agente estremamente contagioso che prende il controllo delle persone, creando una mente collettiva con la possibilità di comunicare telepaticamente che riunisce tutti gli esseri umani infettati. La diffusione è esponenziale, e in pochissimo tempo l’intera popolazione terrestre entra a far parte di questo gruppo, ad eccezione di una manciata di individui, che sono casualmente immuni alla mutazione. Tra questi tredici c’è la protagonista, la scrittrice Carol Sturka.
Nel giorno del contagio di massa, poiché ci vuole qualche minuto perché l’agente attecchisca e nel frattempo l’individuo è completamente incosciente, tantissime persone perdono la vita in incidenti stradali, cadute accidentali e simili. Fra queste c’è anche la compagna di Carol. Ovviamente ciò la segna profondamente e la spinga a sviluppare un atteggiamento estremamente diffidente e ostile verso il nuovo stato delle cose. Contrariamente ai clichés del genere, però, la mente alveare non sembra essere malvagia, e, al contrario, cerca di comunicare pacificamente con i pochi umani rimasti, assicurandosi di soddisfare al meglio le loro richieste.
Si sviluppa quindi uno scenario piuttosto surreale, in cui Carol è decisa a far ritornare il mondo com’era prima, mentre la maggior parte dei sopravvissuti sembra adattarsi molto bene al cambiamento, cercando di trarne il massimo beneficio. C’è solo un altro individuo che la pensa come lei, un uomo di nome Manousos, che ha intenzione di raggiungerla per trovare, insieme, una soluzione.


Considerazioni

Pluribus è sicuramente una serie TV sui generis. Andando in una direzione completamente opposta a quello che avrei definito il trend vincente del momento, ovvero qualcosa di veloce e appetibile, quasi adrenalinico, che tiene lo spettatore ancorato allo schermo per via dell’azione e del ritmo incalzante, questa serie opta per un approccio molto più lento e riflessivo. Gli episodi sono lunghi, sui 40/50 minuti, ma alla fine dei conti, accade veramente poco. Gran parte del tempo è dedicato all’esplorazione della psiche dei personaggi principali, con lunghissimi silenzi che permettono allo spettatore di immedesimarsi in ciò che il protagonista ripreso in quel momento sta pensando o provando.
È senza dubbio curioso domandarsi cosa si farebbe al loro posto. Abbiamo infatti una decina di personaggi che hanno reazioni molto diverse fra di loro e, sebbene solo una manciata sono effettivamente approfonditi, abbiamo modo di esplorare una rosa di possibilità e sfumature che sfida la classificazione netta fra “giusto” e “sbagliato”. Carol è degna esponente di una fra le reazioni più estreme, rifiutando categoricamente di accettare la nuova realtà e cercando in tutti i modi di tornare indietro. Un approccio che la mette in conflitto con la maggior parte degli altri sopravvissuti, che invece cercano di adattarsi e trarre il massimo beneficio dalla situazione, venendo a loro volta esposti ad un’analisi che esalta luci e ombre della loro scelta, fra sincera e comprensibile accettazione di fronte alla propria impotenza, attaccamento alla propria realtà e decadenza morale.
Un’altro aspetto esplorato in maniera magistrale è il senso di solitudine e alienazione che la protagonista prova. Ostracizzata dagli altri in primis, e successivamente anche dalla mente collettiva a causa del suo atteggiamento divenuto pericoloso, Carol si ritrova completamente sola, priva di un qualsiasi tipo di contatto umano. Non ci vuole molto tempo affinché ceda considerando persino la possibilità di togliersi la vita, prima di accettare di aprirsi, almeno in parte, alla mente collettiva, trovando in essa un conforto inaspettato, pur senza rinunciare al suo piano originale. Il lunghissimo episodio che ritrae ciò che ho descritto in una manciata di frasi è forse uno dei più toccanti della serie, sebbene, a conti fatti, non accada davvero nulla, proprio a sottolineare quale sia il vero fulcro della narrazione.
Abbiamo anche Manousos, l’altro personaggio che condivide la visione di Carol, resa ancora più estrema dalla sua incredibile determinazione e testardaggine. Si tratta di una persona estremamente orgogliosa, che rifiuta categoricamente e violentemente ogni forma di aiuto o compromesso. In un mondo in cui i pochi sopravvissuti la fanno da padrone ed hanno accesso virtualmente a qualsiasi risorsa, anche grazie alla disponibilità della mente collettiva, lui sceglie di rintanarsi nella sua rimessa, e, anche quando decide di mettersi in viaggio per raggiungere Carol, lo fa con la sua macchina vecchia e malandata, rifiutando ogni tipo di supporto esterno, e raccogliendo il carburante da altri veicoli abbandonati lungo la strada, ma sempre lasciando il corrispettivo valore in denaro. Un tipo di approccio così puro ed estremo che non condivido nemmeno alla lontana, che lo mette in pericolo di vita più volte, ma che lo rende sicuramente un personaggio davvero affascinante da seguire.


Scene

  • “Se vedessi qualcuno che sta annegando, non gli butteresti un salvagente prima ancora di chiedergli se vuole essere salvato?”
  • Recita giocando a Poker
  • Come back
  • Dimissioni dall’ospedale
  • Joining nel villaggio