Sebbene non abbia mai letto la versione originale, sin da piccolo, grazie a dei libri illustrati, sono sempre stato affascinato dalla mitologia greca, e conosco piuttosto bene i racconti epici e le disavventure di Ulisse. Più recentemente, il musical Epic ha fatto rinascere in me l’interesse per questa storia immortale, grazie alla sua reinterpretazione moderna, canzoni fenomenali e animazioni, che sono sempre il mio punto debole. Probabilmente grazie al rinato interesse nella letteratura greca, anche Christopher Nolan ha deciso di proporre una sua versione cinematografica dell’opera, che ho avuto il piacere di vedere al cinema.
Trama
La trama rimane piuttosto federe all’opera originale. Ulisse, dopo aver vinto la guerra di Troia grazie al suo stratagemma del cavallo di legno, cerca di tornare ad Itaca, dove lo aspettano la moglie Penelope e il figlio Telemaco. Tuttavia, durante il viaggio di ritorno, Ulisse e i suoi compagni vengono colpiti da una serie di disgrazie, tra cui l’incontro con il ciclope Polifemo, l’accoglienza poco amichevole dei Lestrigoni, i tranelli della maga Circe, il canto delle sirene, la famelica imboscata di Scilla, e la permanenza forzata sull’isola di Calipso. Quando finalmente riesce a tornare a Itaca, Ulisse trova la sua casa invasa da pretendenti che vogliono sposare Penelope e prendere il suo posto come re. Ulisse, con l’aiuto del figlio Telemaco e di alcuni fedeli servitori, riesce a sconfiggere i pretendenti e a riunirsi con la moglie, ristabilendo l’ordine e la pace nella sua casa.
Considerazioni
Il film è piuttosto lungo, e il ritmo non è sempre il più avvincente.
Come sono stato abituato ad aspettarmi dal cinema di autore, spesso ci si vuole prendere il tempo necessario per dare respiro all’incessante susseguire degli eventi, per apprezzare così la bellezza delle inquadrature, il significato dei dialoghi e valorizzare le scene più significative.
Scelta assolutamente comprensibile, ma che potrebbe alienare un pubblico più giovane e abituato a ritmi più frenetici.
D’altra parte, l’opera integrale è difficilmente condensabile in un film da tre ore, ragion per cui sono state fatte delle scelte oculate per decidere che scene inserire e quali omettere.
Fra gli assenti che mi ha maggiormente deluso, la celeberrima scena di interazione con Polifemo e l’inganno che Ulisse gli tende.
In questo film, del ciclope vengono evidenziati gli aspetti più mostruosi.
Non c’è un vero dialogo, quanto una disperata fuga e lotta per la sopravvivenza.
Sono assenti anche tutti gli interventi espliciti degli dei, che invece vengono inquadrati alla stregua della religione e superstizione: questa tempesta è frutto dell’ira di un Poseidone offeso, o è una semplice calamità naturale che si abbatte sulla mia ciurma?
L’ambiguità a questa riposta è voluta ed evidente, sebbene mi sembri stridere parecchio in un mondo in cui giganti, mostri marini, streghe, sirene e oltretomba sono elementi tangibili.
L’intenzione è quella di evidenziare come il destino degli uomini sia puramente dovuto alle loro scelte, senza che essi abbiano l’opportunità di giustificarsi dietro volontà divine.
Tuttavia, è innegabile che si tratti di una scelta che priva l’opera di uno degli elementi che la caratterizza, e rimuove inoltre uno degli aspetti che ho sempre apprezzato della mitologia greca, ovvero la presenza di divinità sì potenti e magiche, ma estremamente fallaci e umane, con pulsioni e desideri che spesso li portano a comportarsi in maniera quantomeno discutibile.
A colpirmi parecchio è stata senza dubbio la realizzazione tecnica del film.
Ho saputo che gli effetti speciali e la post-produzione sono stati ridotti al minimo indispensabile, e la maggior parte di ciò che si vede sullo schermo è stato realizzato con scenografie e costumi reali.
Emblematiche in questo senso sono le scene in cui Circe trasforma gli uomini in maiali, e le scene con il cavallo di Troia, tutte davvero stupende e di grande impatto visivo.
Sebbene non sia fra le mie preferite, merita il mio plauso anche la scena con Polifemo, squisitamente inquietante, a tratti persino disturbante.
Il film è piuttosto esplicito nel criticare aspramente la mancanza di un sistema valoriale associato alla guerra. In maniera altrettanto diretta, viene messa a nudo la tendenza ipocrita a giudicare barbari tutti coloro che non condividono la propria visione del mondo e cultura, ma basta un banale cambio di prospettiva per illuminare come le stesse azioni possano essere considerate eroiche o disumane, a seconda di chi le compie. Ulisse è il primo a rendersene conto, e trova profondo rammarico e disperazione nella conoscenza di ciò che ha fatto a Troia, e di come la sua vittoria e successive disavventure per mare abbiano man mano dato il via ad un’ondata di violenza e sfiducia nel prossimo che si è propagata a macchia d’olio per tutto il Mediterraneo. Un’ammonimento che Nolan rivolge sicuramente al nostro mondo contemporaneo, in cui l’intolleranza mascherata dietro la difesa di valori e cultura definite sacre è, purtroppo, sempre più comune e tollerata.
Scene
- Siamo noi il popolo del mare
- Trasformazione in maiali ad opera di Circe
- Ulisse racconta l’esito della guerra di Troia a Penelope
- Agamennone aura-farming alle porte di Troia
- Ulisse che incocca l’arco
- L’uomo che annega nella pancia del cavallo di legno