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La città della discordia

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Topi di campagna e topi di città

Recentemente ho trovato piuttosto stimolante una discussione fra amici in cui tesi e antitesi partivano da nozioni inconciliabili fra di loro. Si parlava della città, di come faccia da catalizzatore alle tendenze autodistruttive degli uomini moderni, amplificandole contribuendo al disagio e infelicità diffuse in questo periodo storico. Sebbene condividessi alcune delle conclusioni e punti cardine dell’argomentazione, mi sono presto trovato in disaccordo in merito ad alcuni degli attacchi fatti, in particolare nei confronti del concetto di “città moderna”. Per questo, ho deciso di mettere nero su bianco i miei pensieri, nella speranza che diventino concime per una fertile discussione postuma, qualora le convinzioni che dietro i punti di vista presentati dovessero maturare o modificarsi.

Fabbricare bisogni

Partiamo con il presentare uno degli argomenti sui quali mi trovavo in completo accordo con il mio interlocutore, ma provando a dissezionarlo in modo da poterne utilizzare i componenti nelle discussioni che seguiranno. Nella società odierna, siamo sempre più schiavi di bisogni artificiali. Anche se fittizi, l’infelicità che genera in noi il non riuscire a soddisfarli è assolutamente reale.

Da primari ad arbitrari

Vivere e sopravvivere. Sono termini con un significato simile, ma con connotazioni differenti. Il secondo è generalmente riservato agli animali, che si trovano a combattere in un ambiente generalmente a loro ostile. La natura, come denunciato spesso da Leopardi, si comporta da matrigna: anche se fossero in grado di apprezzare la bellezza innegabile che certi scenari naturali possono suscitare in noi, temo che gli animali avrebbero ben poco tempo da dedicare alla contemplazione quando una battuta di caccia fallita o un attimo di distrazione può segnare la loro morte, vuoi per fame o per essere stati trasformati in cibo da un predatore.

La città

Estremismo per tutti i gusti

Non essendo altro che un corposo aggregamento di persone, la città non fa altro che estremizzare tutti gli aspetti che caratterizzano da sempre qualsiasi tipo di comunità. Ogni società presenta una certa percentuale di individui deviati, pericolosi e egoisti? Non c’è da sorprendersi che i tassi di criminalità in città siano più alti, tanto da rendere alcune zone persino pericolose. Avere attorno altri individui permette di arricchire il nostro bagaglio culturale? Ecco che le città sono storicamente centri nevralgici per il progresso e il confronto intellettuale, la letteratura e l’arte. È comodo avere vicino figure professionali specializzate (medici, avvocati, …) per procurarsi facilmente ciò di cui abbiamo bisogno? La città tende ad offrire una quantità di servizi e opportunità con la quale centri urbani più piccoli non possono in alcun modo competere.

La fame vien mangiando

È innegabile che siamo tutti diversi. Anche se qualcuno prospera in un ambiente, quest’ultimo potrebbe portare solo miseria ed infelicità a qualcun altro. La città non fa eccezione. Io per primo credo di essere cresciuto molto bene in un ambiente molto meno stimolante. Sono grato per lo stile di vita che ho espedito e sono più che contento di tornarvi durante le vacanze. Tuttavia, come la maggior parte delle persone che ha fatto delle esperienze lontano da casa mi ha confermato, dopo che allarghi i tuoi orizzonti è come se ci si mettesse degli occhiali da vista per la prima volta, e la miopia che si è silenziosamente insediata nella propria vita venga dissipata, rivelando una scomoda realtà sottostante.
Spesso si dice che “L’ignoranza è la chiave della felicità”. Sebbene rigetti categoricamente questa affermazione, almeno in un contesto generico, non posso negare che sembra calzare a pennello in questa discussione. Passare le vacanze nella propria terra natale dopo aver visto cosa il mondo ha da offrire la fa apparire molto più piccola, spesso stretta, in maniera non dissimile a ciò che accadde visitando un parco giochi che si apprezzava molto da bambini dopo averlo abbandonato da tempo. Le altalene, i girelli, e i giochi che un tempo ci sembravano ergersi verso il cielo in intricati labirinti nei quali perdersi e soddisfare il nostro appetito di avventura e divertimento adesso ci appaiono come minute strutture di metallo e legno. Il senso di magia è evaporato, lasciando il posto alla nostalgia. Il parco non è cambiato. Siamo stati noi a crescere.
Ovviamente, il mio discorso non si applica in maniera universale, e numerose saranno le eccezioni. Anche con queste premesse, però, ho trovato conferma aneddotica di quanto detto più e più volte durante i miei confronti con persone dai passati anche molto diversi ma con simili scelte di vita.

Città sballo

Quando ci si chiede cos’è che la città offre in più rispetto ad un’altra realtà più piccola, spesso la risposta è tempestiva ma molto vaga. Cosa sono, nel concreto, queste “opportunità”, “attività”, ed “eventi” a cui facilmente si fa istintivamente riferimento, prima ancora di aver messo a fuoco anche un solo esempio dei suddetti? Beh, lungi da me voler fare una lista esaustiva, ma credo sia utile fare qualche esempio.

Opportunità lavorative

Ovviamente, il primo pensiero che sopraggiunge è quello delle opportunità lavorative. Più persone in uno spazio relativamente ristretto, maggiori sono le bocche da sfamare, i bisogni da soddisfare, gli interessi da tutelare. E poiché la convenienza è allettante come poco altro al mondo, un servizio vicino ma mediocre sarà spesso preferibile ad un’eccellenza che richiederebbe un viaggio degno di nota. Ecco che quindi, la necessità di manodopera diventa maggiore e, conseguentemente, le possibilità di trovare un impiego.

Fra studio e cultura

Vi sono inoltre delle realtà che, a causa della loro dipendenza da una certa massa critica di individui, non possono che essere locate in città anche piuttosto grandi. Ad esempio le università, che devono necessariamente gravitare attorno a bacini di studenti sufficientemente grandi da giustificarne l’esistenza. Realtà come quelle universitarie diventano pianeti a sè stanti, attorno ai quali orbitano, a cascata, tanti altri satelliti. Basti pensare a bar e pub, biblioteche e le migliaia di attività ricreative (bowling, freccette, arrampicata, palestra, …) che trovano nei giovani universitari la linfa vitale alla loro sussistenza.
Ad un movimento economico considerevole si affianca il, per nulla secondario, movimento di idee: è storicamente noto come le università sono sempre stati centri importantissimi per lo sviluppo, sia di idee filosofiche o politiche che di startup squisitamente pratiche. Una simile vivacità culturale non è facilmente riscontrabile in altri luoghi.

Viaggiare con la mente e con il corpo

Per concludere questa sezione con un’ulteriore sequela di esempi, credo sia importante citare:

  • Concerti e spettacoli teatrali: dovendo raggiungere quante più persone possibili, sarà piuttosto raro per i grandi artisti farsi trovare in centri abitati con una popolazione poco numerosa;
  • Musei e biblioteche: è più facile accentrare opere culturalmente rilevanti in un luogo dove molte persone potranno usufruirne;
  • Centri sportivi (arrampicata, hockey, bowling): per diventare davvero competente in qualcosa, serve costanza. Praticare uno sport una volta ogni tanto non può essere paragonato con una o più sessioni settimanali;
  • Bar e pub: anche una semplice uscita fra amici può avere ramificazioni interessanti. Incontrare la persona o il gruppo di persone giusto può essere il primo passo per una piacevole serata, una nuova amicizia o persino qualcosa di più. Maggiore è il ricambio, maggiori le probabilità, e può essere piacevole esplorare ambienti con vibe anche molto diversi.
  • Mezzi pubblici: continuando con il tema dell’esplorazione, il modo migliore per ampliare i propri orizzonti è proprio viaggiare, che diventa tanto più comodo quanto più vicino ai principali snodi siamo. Prendere l’aereo può richiedere una mezz’oretta di autobus per chi vive in città, ma richiedere un’intera giornata di pianificazione a chi abita più lontano.

Visitare o vivere

Alla luce di quanto si è detto, ci si potrebbe domandare se la mossa più furba non sia vivere in un paese in prossimità ad una grande città. Una furba strategia per massimizzare i vantaggi della città senza doverne affrontare i contro. Ed in un certo senso, credo che questo tipo di soluzione sia quella che mi alletta di più sul lungo periodo. Tuttavia, non si adatta benissimo a tutte le situazioni e, sebbene la barriera che continua ad esistere fra il pendolare e la città in cui lavora è senza dubbio meno marcata, essa non scompare del tutto. Ad un incompleto senso di appartenenza si somma la stanchezza e il costo, monetario e di tempo, del viaggiare, nonché limitazioni più o meno marcate per quanto riguarda gli orari, che potrebbero precludere alcune attività (soprattutto se mattutine o notturne) al viaggiatore. Insomma, una soluzione che può essere valida, ma il cui non essere nè carne nè pesce rischia di inficiare l’efficacia. Può essere una validissima opzione per esplorare la città in piccole dosi, quando non si è ancora sicuri sia l’ambiente adatto alla propria persona.

Occhio vede, cuore duole

Concludiamo tornando al primo punto analizzato. Un aspetto tremendamente negativo che la città senza dubbio esaspera è il nostro materialismo. In un mondo in cui quasi tutti i nostri bisogni naturali possono essere soddisfatti senza troppe difficoltà, a differenziare una persona di successo da una che non se la passa bene diventano sempre più spesso i simboli di cui, volente o nolente, ci circondiamo. Non basta avere una macchina per coprire lunghe distanze in tempi brevi, la si sente il bisogno di averne una potente, di grossa cilindrata, costosa. Non basta uno strumento per conoscere l’ora, c’è bisogno di qualcosa che urli “questa persona ha soldi da buttare”. Non basta passare una bella serata con gli amici, c’è bisogno che il mondo intero sia al corrente di quanto divertimento ci circonda, quante attività facciamo, quanti viaggi abbiamo intrapreso, quanto ce la spassiamo.
È risaputo che il paragone è il ladro di ogni gioia, ed paragonarsi agli altri è inevitabile se viviamo in luoghi con una densità abitativa particolarmente elevata. Così come è inevitabile trovare qualcuno che se la passa molto, molto meglio di noi. Un risultato tutto sommato scontato, ma in grado di scatenare una forte invidia, conscia o inconscia, negli individui meno resilienti. Un’invidia che spesso si risolve in emulazione cieca, senza fermarsi a considerare le proprie disponibilità e persino i propri desideri. Tutto passa in secondo piano quando c’è da mostrare agli altri la propria superiorità. Ma, come tantissime altre, anche questa è una gabbia che ci costruiamo in autonomia.
È difficile mettere nero su bianco esempi in cui questa ossessiva impresa abbia un risultato positivo o sia davvero imposta dall’alto. Contesti in cui questi simboli superficiali diventano importanti sono, a mio avviso, da evitare come la peste, perché fin troppo spesso prestare troppa attenzione ai luccichii è indice di una pericolosissima assenza di sostanza. Molto più spesso, sarebbe possibile evitare di cadere in questo tipo di trappole con po’ più di sicurezza in sè stessi, che si porta dietro un minore senso di inferiorità e dipendenza dal giudizio degli altri. In quei casi, la scorciatoia che i propri averi possono offrire sembra l’unica scappatoia ad un processo di miglioramento personale che sembra altrimenti irraggiungibile.
Forse è il caso di chiedersi il perché ci si ostina ad inseguire l’orizzonte piuttosto che godersi la spiaggia, dove la maggior parte delle persone sono già distese a godersi una soleggiata giornata d’estate. Gli uomini di mare esistono, ma non ha molto senso farsi venire il mal di mare solo per poter pretendere di essere il capitano di un vascello.

Conclusione

L’analisi che ho presentato ha come scopo comprendere perché le città ricoprono un ruolo fondamentale nella nostra società, proprio perché ne sono l’estremizzazione. Condannarle ciecamente o vederne solo gli aspetti negativi, che comunque esistono, non è molto diverso dal mettere la testa sotto la sabbia, sperando che tutto ciò che è troppo più grande di noi e della realtà a cui siamo abituati svanisca in una bolla di sapone, come se il progresso fosse qualcosa che è possibile invertire. D’altra parte, vivere in città vuol dire scendere a compromessi con una realtà che offre tanto ma domanda altrettanto, forse troppo, da chi ci vive. Quello di cui sono certo è che, per me, esplorazione e confronto sono degli elementi fondamentali nella propria crescita personale, e si tratta di elementi che non è facile trovare, nelle stesse quantità, al di fuori di una città. Tuttavia è importante evidenziare come, anche ignorando le proprie aspirazioni personali, che possono essere molto diverse o persino opposte alle mie, le pressioni sociali a cui si è sottoposti in una città non sono un elemento da prendere sotto gamba, ed è importante essere preparati se si vuole evitare di esserne travolti, con effetti deleteri per la propria felicità.