Il titolo “Hadestown” è spuntato fuori in maniera completamente inaspettata da un ricaricamento su YouTube di una live di Chiara su Pokopia. Una lampadina a forma di un epico padre fondatore si è accesa nella mia testa, e ho subito cercato informazioni sul questo spettacolo teatrale, scoprendo che si tratta di un musical di qualche anno fa scritto da Anaïs Mitchell, che ha avuto il suo primo debutto importante niente meno che a Broadway, diffondendosi poi in altri teatri in tutto il mondo. Anche se non ha goduto della stessa popolarità di altri musical come “Hamilton”, “Hadestown” ha comunque ricevuto un grande apprezzamento da parte del pubblico e della critica, e a c’è il progetto di realizzare un adattamento cinematografico della coreografia originale per proiettarlo nei cinema americani per l’estate del 2026.
Trama
“Hadestown” è una rivisitazione moderna del mito greco di Orfeo ed Euridice, ambientata in un mondo semi-moderno. Un lungo binario collega il mondo degli umani con l’oltretomba su cui regna Ade. Attraverso il treno che lo percorre, Persefone, moglie di Ade, torna ogni anno sulla terra per l’estate, prima di andarsene nuovamente dopo la stagione, facendo sprofondare il mondo in un rigido inverno. Il mito, sebbene rivisitato, mantiene i suoi elementi chiave: Orfeo è un musicista talentuoso che si innamora di Euridice, una giovane donna che però muore poco dopo il loro incontro e finisce nell’oltretomba. Orfeo, disperato, decide di scendere negli inferi di persona per recuperare la sua amata. Dopo non pochi sforzi, convince il dio dei morti a lasciare andare Euridice, ma con una condizione: Orfeo non deve guardarla finché non saranno tornati alla luce del sole. Purtroppo la storia non ha un lieto fine, e Orfeo, vinto dal dubbio e dall’incertezza, si volta verso la sua amata prima di raggiungere la superficie, perdendo la sua occasione per sempre.
Considerazioni
L’impatto con il musical è stato molto altalenante.
Alcune canzoni, soprattutto quelle iniziali, mi sono entrate subito in testa, con il loro ritmo jazz e folk davvero accattivante.
D’altra parte, soprattutto nella sezione centrale, la lentezza di altri brani mi ha coinvolto meno di quanto avrei desiderato.
Lo stesso dicasi per la storia presentata.
Non ho nulla da obiettare alla reinterpretazione del mito, che anzi penso sia di ottima fattura, ma alcuni temi, come quello del conflitto fra Ade e Persefone, l’ingenuità di Orfeo e soprattutto la critica al capitalismo e alla propaganda moderna sono abbozzati ma non approfonditi come mi sarei aspettato, lasciandomi desiderare un po’ di più da questo punto di vista.
Come spesso succede per i musical ben fatti, posso infine confermare che, ascoltando i brani più e più volte volte, questi inizino a vincere l’iniziare reticenza e farsi strada nei meandri della mente, non più disposti a farsi da parte.
O almeno, questa è stata la mia esperienza, e spero, in un futuro non tropo lontano, di poterla condividere con qualcuno dei miei conoscenti più recettivi a questo tipo di spettacoli.