In occasione della settimana nazionale dedicata al cinema organizzata dal Regno Unito, in occasione della quale tutti i cinema del paese offrivano i biglietti alla modica cifra di £4, ho deciso di approfittare dell’offerta per recuperare un titolo che è passato parecchio in sordina, e che ho scoperto per caso, leggendo alcune opinioni entusiaste in merito. Si tratta del film “Coyote Vs Acme”, che, come suggerisce il titolo, vede come protagonisti Wile E. Coyote, il suo acerrimo nemico Road Runner, e una rocambolesca avventura che finisce per coinvolgere la Acme, l’azienda che fornisce tutti i prodotti utilizzati dal predatore nei suoi tentativi di avere la meglio sull’uccello.
Trama
Il film ci mostra Wile E. Coyote e i suoi continui tentativi fallimentari di catturare il Road Runner. Mentre sta per progettare il suo prossimo piano, un servizio in televisione lo convince a recarsi a uno studio legale per denunciare la Acme, l’azienda che produce tutti i mirabolanti aggeggi che utilizza, e che, il più delle volte, finiscono per ritorcersi contro di lui. Lo studio è gestito da un avvocato mediocre, che si accontenta di fare il minimo indispensabile per tirare avanti. Con un po’ di furbizia, Wile riesce ad intentare una causa enorme contro l’azienda in cui, suo malgrado, l’avvocato si trova coinvolto. Dopo una sfida legale che riprende le dinamiche di uno scontro tra Davide e Golia e senza esclusione delle pratiche più scorrette e sleali da parte di Acme, intenzionata a tutti i costi a non far emergere una verità piuttosto scomoda sulle sue pratiche nei confronti dei cartoni animati, i nostri eroi riescono ad avere la meglio e persino il Coyote troverà non poco conforto nel suo nuovo gruppo di amici e persino nel rivale di sempre.
Considerazioni
Parto subito con il dire che il film non è un capolavoro.
Anzi, in più parti mi è sembrato un po’ raffazzonato, sia in termini di recitazione che di regia che di effetti speciali e presentazione generale.
Forse i film con budget miliardari che hanno caratterizzato l’ultimo periodo ci hanno disabituato a prodotti creati con mezzi ben più modesti.
Si parla comunque di un lavorone, soprattutto considerando la quantità di CGI necessaria a vendere l’illusione di un mondo diviso fra il mondano e il cartoonesco, in un approccio che ricorda molto il classico “Space Jam”.
Quello che però mi ha sorpreso è la quantità di cuore che trasuda dalla pellicola.
Niente di ciò che accade è particolarmente originale, la trama si dispiega esattamente come ci si aspetta sin dal primo minuto, eppure non nego di essermi emozionato più spesso guardando le azioni estremamente telefonate dei personaggi che in molte altre opere ben più blasonate.
Ho percepito un caldo senso di sincerità e, soprattutto, l’assenza della alienante tendenza a prendersi troppo sul serio, sottendendo dei significati profondi e filosofici che vengono presentati come fossero incredibili rivelazioni, ma che diventano piuttosto banali ad una analisi più attenta.
In “Coyote Vs Acme” troviamo innanzitutto un evidente critica al capitalismo ed in particolare al modo in cui le grandi aziende utilizzino la loro influenza e risorse per essere a tutti gli effetti al di sopra delle leggi.
Consci delle grandi difficoltà che un individuo può incontrare nel cercare di far valere i propri diritti, e facendo leva sul senso di ingiustizia e impotenza che si prova quando si è consapevoli di non avere alcuna possibilità, il film prova a donarci un po’ di speranza e si conclude con un lieto fine scontato, forse, ma commovente.
Il personaggio di Wile permette anche di esplorare in maniera inaspettatamente efficace anche il tema del fallimento, della resilienza e perseveranza che bisogna avere per riuscire finalmente a raggiunge i propri obiettivi, anche quando ci sembrano distanti anni luce.
Un messaggio che ci viene trasmesso da un personaggio (letteralmente) bidimensionale e che, forse proprio per questo, mette in risalto l’incredibile complessità che caratterizza la nostra esistenza.
Pressioni, frustrazioni, timori, e quella generale voglia di gettare la spugna.
Tutte emozioni che sono familiari a moltissimi di noi, ma che risultano aliene al Coyote.
Un modo semplice ma estremamente efficace per ricordarci di quanto la nostra tendenza all’autosabotaggio sia spesso l’ostacolo più grande che si frappone fra noi e il nostro benessere.
Scene
- “Are you coming back?”
- Il cielo è il limite
- Buddy e Foghorn cadono vittima delle trappole del Coyote