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Clair Obscur: Expedition 33

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Clair Obscur: Expedition 33 è stata senza dubbio la rivelazione videoludica del 2025. Titolo di debutto di Sandfall Interactive, piccola software house francese, il gioco è riuscito a catturare l’attenzione di critica e pubblico sin dalle prime battute, fino a vincere il premio di Game of the Year ai Game Awards 2025, superando altri pesi massimi come Hollow Knight: Silksong e Kingdom Come: Deliverance II. È stato proprio questo successo, nonché le ottime opinioni che ho avuto modo di leggere in giro e sentire ripetute da amici a spingermi a farmi questo regalo di Natale anticipato e acquistare il gioco.

Sin dalle prime battute, sono rimasto colpito da come Clair Obscur sia un titolo profondamente francese. I personaggi, il modo in cui interagiscono fra di loro, le ambientazioni e la colonna sonora, non fanno assolutamente nulla per nascondere le proprie radici, anzi, le esaltano. Sguazzando in quello che è chiaramente il loro punto di forza, la trama riesce subito a catturare l’attenzione del giocatore, presentando un mondo affascinante e misterioso, in cui si ottengono subito informazioni sufficienti a farsi un’idea abbastanza precisa di quello che sta succedendo, ma lasciando abbastanza domande in sospeso da invogliare a proseguire per scoprire di più ed esplorare questo affascinante universo. Generalmente non mi dilungo particolarmente sulla trama, almeno in fase di recensione, preferendo, al contrario, concentrarmi molto di più sul gameplay. Tuttavia, mi trovo costretto a fare un’eccezione, perché devo rendere onore alla storia eccezionale che ci è stata raccontata. Ho avuto l’impressione che, man mano avanzavo nel gioco, la risposta a tutti i misteri messi davanti al giocatore, così come ai personaggi stessi, fossero sempre più a portata di mano, quasi banali, eccezion fatta di qualche dettaglio. E invece no, tutto il contrario. Nel momento in cui si crede di aver concluso l’avventura, ci si ritrova davanti ad un colpo di scena assolutamente inaspettato, che forza il giocatore a un cambio di prospettiva totale e onnicomprensivo. Ma non è solo la sorpresa a rendere la trama così memorabile. I temi affrontati, in maniera parecchio matura, diretta e profonda, colpiscono nel segno, e sono in grado di far riflettere a fondo chiunque non abbia saltato a piè pari tutti i dialoghi e cutscenes meravigliosi, commettendo un crimine disdicevole. A rendere il tutto ancora più strappalacrime ci pensa la musica, in grado di enfatizzare ulteriormente le forti emozioni che la scena in questione vuole suscitare, soprattutto se si tratta di un combattimento con un forte significato narrativo.

Togliamoci subito il dente menzionandola: l’esplorazione è forse l’unico aspetto che mi ha lasciato un po’ più contrariato. Le ambientazioni bellissime e ricchi di dettagli si traducono spessissimo in corridoi ben decorati ma lineari, con barriere invisibili che impediscono di allontanarsi troppo dal percorso prestabilito, anche quando lo scenario suggerirebbe la presenza di percorsi alternativi, rompendo così l’immersione. È comprensibile che l’esplorazione non sia mai stata il focus principale del titolo, e ammetto che non sia facile riuscire a presentare l’illusione di un mondo grande, fantastico e misterioso senza dover creare un’area di gioco enorme o castrare pesantemente la libertà del giocatore con muri che lo circondano ovunque. Tuttavia, via di mezzo che hanno intrapreso gli sviluppatori, purtroppo, non mi ha convinto del tutto. Avrei preferito, se non altro, che i confini della mappa fossero segnalati in maniera diegetica, così da essere più intelligibili ed evitare le mie tantissime corse sul posto nella vana speranza di aver trovato un passaggio segreto. Inoltre, soprattutto nelle fasi avanzate, le mappe iniziano a diventare piuttosto intricate, con numerosi percorsi alternativi che si intrecciano. Senza alcun tipo di minimappa a guidare il giocatore, è facilissimo perdere traccia di dove si è stati e perdere qualche segreto ben nascosto, senza contare la spiacevole sensazione di stare girando in tondo.

Il gameplay di Clair Obscur riesce nell’intento di farsi percepire come qualcosa di innovativo e moderno pur non avendo, alla fine dei conti, nulla di particolarmente rivoluzionario. La scelta di permettere al giocatore di schivare o parriare tutti gli attacchi nemici, richiedendo, in cambio, un tempismo piuttosto rigido nel selezionare l’azione, è sicuramente una delle meccaniche più interessanti del titolo. Da un lato, generalmente non sono un grandissimo fan di questo tipo di meccaniche, soprattutto quando spesso non è sempre chiarissimo il momento esatto in cui premere il tasto risulterebbe in un parry o una schivata perfetta. D’altra parte, questa aggiunta permette di rendere molto più flessibile il combattimento tradizionale, molto più rigido, degli RPG classici. Di fatto, mi è capitato di riuscire a battere, senza troppi intoppi, nemici con un livello chiaramente più elevato del mio, in grado di farmi fuori in un solo colpo, semplicemente evitando di subire tutti i loro attacchi. Qualcosa di impossibile nella maggior parte dei titoli del genere. Mi viene in mente Xenoblade in particolare, con i suoi mostri di livello altissimo che è possibile incontrare anche nelle aree iniziali del gioco, che, di fatto, bloccano l’accesso a determinate aree fino a quando il party non ha raggiunto un livello adeguato, generalmente nel post-game.

Per quanto riguarda gli aspetti più squisitamente tipici del genere, come la profondità del combat-system e la personalizzazione dei personaggi, Clair Obscur non delude affatto. Sebbene non posso certo dirmi un esperto di RPG, ho apprezzato tantissimo la libertà che il gioco concede al giocatore, rifiutandosi di incasellare i personaggi i classici ruoli rigidi, come “tank”, “attaccante” o “support”, permettendo invece di personalizzare ognuno di essi a piacimento. Tutti i personaggi hanno abilità molto variegate che li trasformano in potenziali tuttofare. È compito del giocatore decidere come costruire un party bilanciato, che meglio si adatti al proprio stile di gioco. A regalare la sensazione di aver “rotto” il gioco, tipicamente appannaggio solo dei più esperti, ci pensa la generosissima possibilità di accumulare abilità passive sui personaggi con ben pochi limiti, che possono essere ulteriormente espansi salendo di livello. Si parte con piccoli bonus, ma verso la fine del gioco, combinando diverse abilità, è possibile creare delle combinazioni davvero devastanti, che in altri giochi distruggerebbero completamente il bilanciamento.
A proposito di bilanciamento, come viene gestito in un titolo così permissivo? Beh, il giudizio dipende chiaramente, dal proprio gusto personale. La soluzione vincente adottata da Sandfall Interactive mi è sembrata quella di puntare molto sullo scheletro action che hanno costruito. Si vanno a delineare, quindi, due skill fondamentali e complementari che vengono richieste al giocatore per avere successo. La prima è la classica componente strategica, tipica di tantissimi giochi a turni, che richiede la giusta preparazione prima dello scontro, nonché una buona pianificazione delle azioni del party e gestione delle risorse durante lo stesso. La seconda, invece, è l’abilità di leggere i pattern di attacco dei nemici per reagire di conseguenza, schivando o parriando gli attacchi più pericolosi ed evitando quindi di subire danni ingenti. Non c’è alcun fastidioso aspetto RNG che possa influenzare l’esito di una mossa. Tutto dipende dai riflessi del giocatore, un aspetto che trovo molto gratificante.
Più in generale, è affascinante come sia stata gestita la difficoltà nel complesso. In Clair Obscur sono presenti tre livelli di difficoltà selezionabili all’inizio della partita. Per non alienare la mia esperienza, ho optato per quella “normale”. Avendo preso questa scelta, l’avventura principale è stata piuttosto semplice da completare, colpevole la possibilità di esplorare più o meno liberamente grosse sezioni del mondo di gioco, alcune delle quali chiaramente intese per essere affrontate successivamente, ma che, visitate in anticipo, permettono al giocatore un po’ più smaliziato ed esperto di ottenere equipaggiamenti più potenti con largo anticipo. Similmente, non mi sono mai tirato indietro di fronte ai nemici cromatici, miniboss opzionali piuttosto tosti che, se sconfitti, ricompensano il giocatore con oggetti rari e potenti. L’esistenza di build rotte, che rendono banale la maggior parte degli incontri, è un aspetto piuttosto comune negli RPG. Persino giochi più action come Elden Ring non ne sono esenti. Ma mentre in titoli come quello di FromSoftware, trovare tali build richiede un certo impegno e dedizione, caratteristica che le rende parecchio gratificanti da scoprire e le mette decisamente fuori dalla mia disattenta portata, in Clair Obscur il naturale potenziamento dei personaggi principali mi ha portato a sviluppare una build parecchio forte senza dovermi impegnare per nulla.
Tuttavia, sono restio a considerarlo un difetto vero e proprio. Innanzitutto, se volessi una sfida più impegnativa, potrei sempre selezionare una difficoltà più alta in qualsiasi momento. Inoltre, gli sviluppatori, probabilmente consapevoli della potenziale problematica, hanno aggiunto un sistema di “Challenge” che permette di aumentare la difficoltà in maniera piuttosto granulare, fidandosi del giudizio del giocatore. Una scelta apprezzabile, che ha contribuito a rendere l’esperienza adatta a un pubblico quanto più ampio possibile.


In breve:

Clair Obscur: Expedition 33 è un titolo che ha travolto il mondo del gaming nel 2025. Ne è una chiara dimostrazione l’incetta di premi ottenuti e l’entusiasmo con cui è stato accolto da critica e pubblico. Posso dire di condividere in pieno l’opinione generale. La direzione artistica, la colonna sonora e la trama di altissimo livello, conquistano il giocatore sin da principio, e continuano a migliorare proseguendo con l’avventura. Le meccaniche di gioco, diversificate, intuitive ma innovative, poi, complementano perfettamente l’esperienza dal punto di vista ludico. Il gioco è molto permissivo, dando al giocatore la possibilità di scegliere il livello di sfida che preferisce ed facendo di tutto per rendere meno frustranti anche gli scontri potenzialmente più impegnativi, arricchendo piuttosto l’avventura principale di parecchi scontri opzionali per chi vuole esplorare il combat-system più a fondo. Sorvolando su qualche difetto davvero minore legato all’esplorazione, sono dell’opinione che Clair Obscur: Expedition 33 sia davvero un titolo da non perdere, a patto di avere un sistema in grado di farlo girare adeguatamente per non rovinare quello che, con ogni probabilità, è una delle esperienze videoludiche più memorabili che abbia mai vissuto.


Pro:

  • In grado di catturare l’attenzione sin dalle battute iniziali
  • Svergognatamente francese
  • Incredibilmente flessibile e profondo per quanto riguarda la personalizzazione dei personaggi e il loro ruolo nel party
  • Il parry aggiunge un elemento di dinamismo e skill expression per nulla banale
  • Direzione artistica e colonna sonora di altissimo livello
  • La “free aim” aggiunge una semplice ma inaspettatamente efficace dimensione aggiuntiva al combat-system che non sapevo di volere
  • Storia che riesce ad essere sorprendente dall’inizio alla fine, senza ricorrere a stratagemmi narrativi banali
  • In linea di principio, ogni nemico può essere sconfitto a prescindere dalla differenza di livello

Contro:

  • Barriere invisibili piuttosto invadenti che castrano l’esplorazione
  • Il momento in cui effettuare un parry o schivata perfetta non è sempre chiaro, soprattutto quando si incontrano nuovi nemici
  • I requisiti minimi per far girare il gioco sono piuttosto elevati