I giga di internet inclusi nella mia promozione stavano per finire, e il giorno del rinnovo era ancora distante.
Questa è stata la mondana motivazione che mi ha spinto ad esplorare quali opzioni alternative avrei avuto per intrattenermi durante le mie lunghe passeggiate o viaggi in aereo.
La mia scelta è ricaduta su un medium che, nonostante il mio interesse, finora avevo ignorato: gli audiobook, una combinazione perfetta fra comodità e contenuto.
Piuttosto che iniziare una lettura che avrebbe richiesto chissà quante ore, ho optato per un testo molto più breve e la mia scelta, quasi per caso, è ricaduta su “A short stay in hell”, di Steven L. Peck.
Si tratta di una storia davvero particolare, che nella sua semplicità, è riuscita a colpirmi parecchio.
Ho potuto osservare indirettamente un mondo monotono e ripetitivo, che fa della nostra incapacità di razionalizzare numeri così grandi da essere inconcepibili, rendendoli in qualche modo piccini piccini se messi a confronto con il concetto di infinito, sforzandosi di mantenere ben separato il confine fra queste due realtà, che per noi diventa presto molto sfumato.
I contorni di concetti inesprimibili a parole iniziano a delinearsi tramite un racconto che funge da parabola, senza però privarlo di irritanti colpi di scena e pathos, che l’autore sfrutta per riflettere sulla natura umana, come tanti prima di lui hanno fatto, ma da una prospettiva non comune.
Trama
Il protagonista del racconto muore di cancro e si ritrova all’inferno.
Scopre, infatti, che l’unica vera religione è il ZARATRISMO, e chiunque non la professasse attivamente finisce all’inferno d’ufficio.
Tuttavia ??? viene rassicurato dal demone a capo del suo destino: la punizione che riceverà è temporanea, e ben presto raggiungerà il paradiso eterno.
L’uomo si ritrova quindi in una libreria dalle dimensioni apparentemente infinite, ricolma di libri.
Si tratta della biblioteca di babele, una struttura impossibile che contiene tutti i libri che è possibile scrivere con un certo numero di caratteri e lunghezza fissata.
L’obiettivo è quello di trovare un libro che descrive la propria vita nell’immensità degli scritti che contengono solo sequenze casuali di lettere.
Un ago nel pagliaio, se solo il pagliaio si estendesse per innumerevoli anni luce.
L’impossibilità della missione ha ben presto la meglio su ??? e gli altri abitanti di questo assurdo posto, e la loro psiche ben preso di deteriora, lasciando che i lati peggiori degli essei umani abbiano il sopravvento.
Gli eventi significativi si fanno sempre più rarefatti, giorni lasciano spazi a settimane, poi mesi, anni, secoli, millenni e infine eoni.
Non vedremo mai la della missione di ???, ma sappiamo che, prima o poi, il suo libro salterà fuori, e tutto il tempo trascorso all’inferno non sarà altro che un lontano ricordo.
Considerazioni
Il libro riesce nell’ardua impresa di trasmettere delle sensazioni che, se descritte in maniera diretta, non avrebbero minimamente lo stesso mordente.
Innanzitutto si parte con una critica per nulla velata alla religione e alla sua enorme ipocrisia, sul come ci siamo convinti di aver compreso qualcosa che professiamo così più grande di noi che dovrebbe esserci completamente inconcepibile.
Anche i pochi giri di parole, formalismi e solennità contribuiscono a mettere alla berlina le grandi religioni evidenziandone gli aspetti che hanno solo senso nel contesto umano, difficilmente quello divino.
È impossibile non notare come gli intervalli temporali si facciano sempre più dilatati, ma in maniera molto delicata.
Senza quasi rendersene conto, il nostro narratore inizia a saltare sempre più tempo nel suo resoconto, permettendoci di abituarci all’idea che il modo in cui suddividiamo il tempo sulla terra perde di significato di fronte a grandezze così sterminate.
La necessità di connessioni umane è un altro tema estremamente ricorrente.
In un mondo a loro indifferente, privati persino dell’unica certezza che, come esseri viventi abbiamo, ovvero la nostra morte, tutto ciò che da significato alla propria vita diventa sempre meno importante, fino a sparire del tutto, sostituito da una insopportabile apatia che risucchia tutto.
I contatti umani rimangono l’unico faro di salvezza in grado di prevenire l’inevitable declino della propria psiche.
Un dramma che viene messo a confronto con il benessere che si ottiene quando troviamo un obiettivo che vale la pena perseguire.
Come in ogni tragedia che si rispetti, siamo messi al cospetto con l’imprevedibile natura umana.
In una visione che sembra ricalcare quella di Hobbes, l’umanità viene implicitamente descritta come fondamentalmente egoista, pigra, facilmente manipolabile e incapace di organizzarsi, collaborare e accettare la realtà dei fatti.
Vita l’epoca in cui stiamo vivendo, direi che si tratta di una descrizione piuttosto accurata.
Il libro non ci regale la soddisfazione di un lieto fine.
Fedele alla sua premessa, la missione quasi impossibile affidata a cui tutti i condannati rimane tale.
Il “quasi” è dovuto al fatto che, a discapito di tutto, un tempo infinito è in grado di ribaltare ogni giudizio che non sia assoluto, anche se il costo da pagare è incalcolabile.
Frasi
- “Injustice?” queried the demon sarcastically. “You where never concerned with justice a day in your life except when it was in your favour. Bye.”
- Anticipation is a gift. Perhaps there is none grater. Anticipation is born of hope. Indeed it is hope’s finest expression. In hope’s loss, however, is the greatest despair.
- Strange, how a moment of existence can cut so deeply into our being that while ages passes unnoticed, a brief love can structure and define the very topology of our consciousness ever after.
- Finite does not mean much if you can’t tell any practical difference between it and infinite.